“ODE A ODOACRE”

Odoacre. In coda al casello sull’autostrada in direzione stadio ho a lungo cavillato nel tentativo di comprendere cosa portò – quel giorno – i genitori di Odoacre a chiamare il loro neonato Odoacre.
Eppure Odoacre, alla faccia di ciò che avranno pensato i suoi compagni di classe il primo giorno di scuola, è un nome che resta impresso.

Fu di Odoacre Chierico il lungo traversone, forse più propriamente un campanile, che dalla destra servì Roberto Pruzzo, detto “o’ rey de Crocefieschi”.

Odoacre era subentrato ad Ancelotti a metà del primo tempo. La sua rossa e scombinata chioma creò da quel momento vari grattacapi al terzino più forte, più famoso e più bello del mondo (Cabrini).

Odoacre Chierico era un “dodicesimo uomo”: colui, cioè, che s’accomodava in panchina per i primi tempi e nei secondi sostituiva un malconcio, un affaticato o un anti-tattico compagno titolare. Quella volta toccò ad Ancelotti far posto a Odoacre. Fu per infortunio del primo, di quelli gravi che lo tennero fuori mesi e mesi. Sta di fatto che Odoacre sostituì Ancelotti a metà del primo tempo.

Era la partitissima tra Juventus, prima in classifica dopo una decina di giornate, e Roma, campione d’Italia in carica staccata di un punto. Dalla curva Filadelfia del “Comunale” di Torino (un nome di battesimo lo stadio l’avrà pur avuto, ma a quel tempo a noi pionieri degli spalti era del tutto ignoto), pochi gradini più su dei tamburi degli ultrà bianconeri di “Arancia meccanica”, ciò che colpiva era il colpo d’occhio sull’opposta curva Maratona, colma fino ai margini di tifosi e bandiere giallorosse.

Sbloccò un sinistro improvviso di Bruno Conti: secco e teso a mezz’altezza, quel pallone è arrivato verso di noi, infilandosi con un sibilo alla sinistra di Tacconi. Bruno Conti, che si siede senza dover chiedere il permesso al tavolo dei migliori giocatori italiani di tutti i tempi (tra i suoi commensali Baggio e Rivera), non era solito firmare il tabellino dei marcatori, pertanto quell’infrequente episodio dopo circa un quarto d’ora di gioco della ripresa infiammò la curva rivale che si sciolse in un’esplosione sonora. Si tratta, quest’ultimo, di un effetto acustico ancora trascurato dai ricercatori della comunità scientifica internazionale: il teatro di calcio è per tre quarti riempito dai casalinghi che baccanano, ma l’eventuale sigillo ospite è accompagnato dal tuono di quel quarto restante, originando il contrasto acustico silenzio-boato. Lo chiamerò “effetto curvaospite”.

Poi, ebbi la fortuna di assistere a una performance artistica del divino Platini: punizione dal limite, palla a girare sopra la barriera e gol all’angolino. Ricordo che fui colpito anche dal plastico volo sulla propria destra di Tancredi.

Pochi minuti e la Juve passò in vantaggio. Cross da destra, liscio di testa di due difensori della Roma, e palla a Domenico Penzo. “Nico”, giunto quell’anno dal Verona, fu celebrato come bomber di razza, ma con la Juve faticava a segnare. Quando la palla rimbalzò e Penzo si trovò a tu per tu con Tancredi, pensai: “È gol”. Fu gol, in effetti, ma alla Tv mi accorsi di come Penzo rischiò seriamente di mancare un golgiàfatto: con il collo esterno sinistro scagliò il pallone prepotentemente sotto la traversa (quasi nel sette).

Nei minuti finali, Tacconi sventò con un gran volo sulla propria sinistra un’incornata a botta sicura di Cerezo. La difesa della Juve resistette fino al 90’ quando Odoacre in tre tocchi sulla fascia destra decise che quello era il momento del pareggio. Non fece mai toccare terra al pallone: addomesticò di petto un lancio da centrocampo, disorientò Cabrini con un pallonetto e propose a centro area per Pruzzo. Il re di Crocefieschi si era trovato leggermente in avanti rispetto al pallone: fu così che inventò una cilena, una bicicletta, una sforbiciata come la sentii chiamare in seguito. La palla toccò terra soltanto dopo essere stata raccolta dalla rete. Rete che fratturò la mano di Tacconi allungato nel tentativo di sporcare quel capolavoro: giusta punizione per chi non comprende l’arte.
Effetto curvaospite. Triplice fischio.

Per me l’artista era Odoacre.

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