“LA FABBRICA DELLE MELE”

Ho conosciuto Luca vent’anni fa, ai tempi della scuola. Lui era tra i pochi nel suo quartiere a permettersi le superiori, dato che suo padre Piero, oltre al lavoro in fabbrica, arrotondava trasportando mobilio col furgoncino. Fu il primo ad arrivare al diploma tra le famiglie operaie di piazza Crispi. Per la gioia del padre, che tra risparmi e fatica aveva ben conservato il furgone con l’ambizione di aprire una ditta di traslochi padre e figlio. Ma Luca, ricco di talento, aveva ottenuto una borsa di studio per l’Accademia d’Arte.

A quell’epoca le industrie dismesse di via Cigna scaldavano le nostre vite. Tra gli stabilimenti inattivi Luca e io trascorrevamo ore sognando: “Fondiamo a New York il movimento delle fabbriche performative”, diceva, “Tu sei a posto coi soldi, no? Io vendo il furgone di mio padre. Tiro su almeno cinque milioni”.

Al mercato di piazza Crispi raccoglievamo un paio di mele da cassette semivuote e andavamo a mangiarle all’Incet, ex fabbrica di cavi elettrici, un tempo serbatoio vivente di sudori e vendette, ora mucchio di ferraglia arrugginita.

Ci arrampicavamo su un muro in via Cervino. “Evita di guardare giù”, diceva Luca, “come in montagna, un piede dopo l’altro, sguardo avanti!”.

Luca non guardava mai indietro. Anche quella volta che quella ragazza, Angela, gli aveva detto di aspettare un figlio. Pur di contare su qualcosa aveva venduto il furgone del padre al carrozziere di via Cervino. Per due milioni scarsi.

In seguito Angela si era rivelata quel che era, stronza. Il figlio non era di Luca. E non era neppure incinta. Così coi soldi del furgone Luca era partito per l’estero.

Negli anni poche notizie, finché la scorsa settimana è tornato a Torino per esporre le sue opere in Barriera. Oggi Luca è un artista affermato.

Ci siamo visti all’ex Incet; ho portato io le mele. Come un tempo abbiamo scavalcato da via Cervino, dove resiste la carrozzeria. E proprio di fronte troviamo, parcheggiato lì, il furgoncino del padre Piero.

Luca ha avvicinato il carrozziere: “Quanto vuoi?”

“Non è in vendita”, gli fa quello.

“Ti do il doppio”.

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