“GLI SPOSI PROMESSI”

Luciana e Lorenzo sono a tavola per cena. Nei piatti pane e verdure crude. Parlano di com’è andata la giornata, del colloquio di lavoro rimandato di lei e dell’azienda in procedura fallimentare di lui.

“A proposito”, fa Lorenzo, “dopo l’ufficio, oggi pomeriggio, ho fatto un salto al baretto. Conosci Poldo, il barista?”. Luciana annuisce in silenzio. Lui continua: “Be’, ha dovuto pagare il ristorante un sacco di soldi. Ha dato indietro anche il trentadue pollici Ellecidì. Sai quanto ha speso per il pranzo? Centosedici euro a persona! Per trecentoventi invitati. Fai tu il conto…”. Luciana conta mentalmente. Lorenzo vuole concludere il suo ragionamento: “E ciao Champions League! E Gran Premio di Montecarlo. E Anteprima Cinema… Era un regalo di nozze il televisore, all’Ipersonic lo mettono a tremilacinquecento euro”.
Lucia fissa Lorenzo, in silenzio.

“Beppe e Franco lo dicono”, racconta lui, “che è meglio non sposarsi. Meglio risparmiare. Io faccio, oh, ma basta comprare un abbonamento a Sky in cinque, quanto fa al mese? Ci possiamo stare, no?”. Luciana sorride, speranzosa.
E Lorenzo: “Ma poi loro han detto giustamente che non puoi infilarti in casa degli altri quando vuoi tu per vedere l’anticipo del campionato spagnolo! Meglio non sposarsi”.

Luciana, finalmente, si fa sentire un po’ seccata: “E chi l’ha detto questo?”

Lorenzo un po’ sorpreso, sembra quasi giustificarsi: “Questo? …Loro! L’han detto loro, eh!”. E infatti Luciana seguita nel suo intento rimproverante: “Ah, bravi!”.

E Lorenzo: “Essì, gliel’ho detto che han ragione!”

“Ma cosa dici! E noi?”

E Lorenzo: “E noi…e noi… lo vedi anche tu che è tutto complicato: la vita costa, già solo una birra media quando ci troviamo dopo il calcetto ci costa quattro o cinque euro. Fai la somma: sei, sette…“. Lorenzo conta con le dita delle mani, poi: “Sono otto partite al mese, fa quaranta e aggiungi la pizza, l’amaro, il caffè…non vuoi mica che vada a sbattere perché sono stanco dopo aver giocato e dopo una serata in pizzeria? Non vuoi, no?”, fa infine lui, mettendo su il suo miglior tono persuasorio.

“No, che non voglio!”, risponde subito Luciana, “Ma tu la fai sempre difficile! …E invece basta arrangiarsi, ti fai aiutare dai vicini. L’olio me l’ha prestato la signora di sopra, sai, cosa credi!”.

“Eh, se fosse solo l’olio…”.

“E abbiamo già preparato tutto”, prova a spiegare Luciana, “sono passata in chiesa oggi. Don Pochettino mi ha detto che sia lui che suo fratello, hai presente? Fra’ Pochettino, quello dei Cappuccini. Ecco loro sono in ritiro quando ci dobbiamo sposare noi, ma l’han fatto sapere in diocesi e ci mandano un prete apposta”.

“Eh, ho capito, ma rifletti bene”.

“Cosa devo riflettere? Ho fatto fare la targhetta del campanello: Lorenzo e Luciana Pigliacocci. Ho speso appena venticinque euro. La signora di sopra ne aveva spesi ventotto”.

“Appunto, vedi? Ogni cosa ha il suo prezzo. Ed è sempre più alto!”

“Bisogna fare come i miei nonni”, ci prova adesso Luciana, “loro trovavano sempre il modo di tirare avanti: e non avevano un soldo in tasca! Non sprecavano mai niente, anche con il sapone: noi possiamo comprare i detersivi alla spina e risparmiamo sul contenitore. Beviamo l’acqua del rubinetto. Compriamo l’insalata dal contadino, te la dà a meno di 1 euro al chilo se vai direttamente da lui a prenderla”.

Ma Lorenzo è fermo lì: “Eh, ma non è questione di sapone e insalata… E le sigarette? Mica te le danno alla spina! E il contadino non ce l’ha la benzina per la Duecentosei e per la moto! Ci hai pensato? Come ci vado con gli amici la domenica? Loro su Honda Mille e io in bicicletta? Bisogna pensarci alle cose!”.

“Ma cosa dico al prete?”, chiede Luciana, che sembra quasi arresa.

“Di aspettare”

“Ma di aspettare chi? Cosa?”

“Aspettiamo un po’, dai”

A questo punto Luciana diventa allusiva: “Aspettiamo, aspettiamo… Anzi, facciamo una cosa: tu aspetta, io intanto stanotte mi attardo un po’ di più con Rodrigo, il tabaccaio spagnolo. Tanto tu aspetti, no?”.

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