“DENTRO LE PAROLE” (De Agostini, 2006)

Dentro le parole

 

Ideazione e realizzazione di un’iniziativa editoriale sul significato etimologico delle parole pubblicata all’interno dell’Enciclopedia per ragazzi edita da Rizzoli nel 2006. L’opera, in edicola con il Corriere della Sera ogni lunedì dal 28 agosto 2006, è composta da 18 volumi.

Lo sguardo “Dentro le parole” permette di raccontare, in modo narrativo e divertente, l’origine di alcune delle definizioni presenti nell’enciclopedia.

 

Alcuni esempi:

> ACQUA
Fin dall’antichità, quando si chiamava ăqua(m) in latino, l’acqua scorre dappertutto, infilandosi dove meno te l’aspetti: dalla gola, come quando, in grave difficoltà, dici di aver l’acqua alla gola, al mulino, se ti capita, facendo i tuoi interessi, di tirare l’acqua al tuo mulino. Ma la parola acqua si infila anche nelle altre parole. E così una pietra che ha i colori del mare diventa l’acquamarina e il dolce della mamma ci fa venire l’acquolina. La città francese di Vichy è diventata frizzante da quando beviamo l’acqua di Vichy e quella tedesca di Colonia è più profumata da quando un signore di quelle parti ha inventato l’acqua di Colonia. Attenzione, però: la nostra parola potrebbe infastidirsi se parliamo troppo di lei, quindi acqua in bocca! E tu, che ora sei dotto e hai imparato tutti i segreti della parola acqua, non sarai mica diventato un acquedotto?

> ECONOMIA
C’è chi pensa che l’economia si decida in borsa o nelle banche, nei governi o nei consigli di amministrazione delle grandi industrie. Invece… l’economia è sempre stata a casa nostra. L’economia nasce infatti in Grecia, con la parola oikonomia, dove si incontrano ôikos, che vuol dire “casa, abitazione”, e némein, cioè “governare, regolare”. Quindi l’economia è il “governo della casa”. Insomma: riguarda tutti, e non solo pochi signori in giacca e cravatta… così come l’ecologia, cioè lo“studio”, dal greco logos“della casa”, intesa questa volta come “ambiente”. Allora, la prossima volta che sentiamo qualcuno parlare di economia o ecologia, ricordiamogli che sta parlando di casa nostra!

> LAVORO
Abbiamo scoperto perché a sentire parlare di “lavoro” tutti si spaventano e ritraggono, come colpiti da un peso. A parte il carattere di ognuno di noi, di chi è pigro o di chi ama il lavoro, è la stessa parola a nascondere dentro di sé fatica e pena. Il latino laboro, da cui il termine italiano lavoro, nasce infatti da labare, che in latino significava “vacillare sotto un peso”. Già i romani, nel scegliere una parola per indicare l’attività di cui stiamo parlando, non riuscirono a separarla dall’idea di pena e fatica. E a dire il vero non solo i romani. Lavorare si dice in francese travailler e in spagnolo trabajar, e derivano entrambi dal tripalium, antico e feroce strumento di tortura. E per restare in Italia, lavorare nel nord si dice travagliare e nel sud faticare. Tra pesi, torture e fatiche, qual è il lavoro che vorreste fare da grandi?
> LUNA

La luna deve essere stata senz’altro dipinta da qualche artista mago, che ha trovato una scala così alta da permettergli di arrivare col pennello in mezzo alle stelle. Ed ecco la magia di forme e colori della luna: rotonda, a semicerchio, a spicchio, a falce, a macchia, bianca, gialla, rossa… E soprattutto la sua luminosità: ci sono notti in cui la luna è talmente lucente e romantica da ispirare poeti e amanti. Chissà, forse è in una di queste notti che i nostri antenati latini l’hanno chiamata luna, partendo da leuk-, una parola di una lingua indoeuropea che significava “splendere”: la luna è quindi “la splendente, la luminosa”. Peccato che si mostri solo di notte… Eccetto un giorno la settimana, in cui ci accompagna anche dal mattino alla sera: è il lunedì, dal latino lunae dies, cioè “giorno della luna”; per gli inglesi èMonday, Moon day, ancora “giorno della luna”. Dovrebbe essere un giorno luminoso, invece, dopo la domenica di festa, ci alziamo spesso… con la luna storta!
> MATRIMONIO
La lingua è spesso conservatrice e le parole conservano come memorie anche costumi che cambiano. Per le parole il matrimonio è il regno della mamma. È lei che accudisce i figli, si occupa della cucina e gestisce le faccende domestiche. Per questo la parola matrimonio deriva proprio dal nome latino della mamma, mater, unito a una parola che viene dal verbo monere, che vuol dire “agire, fare”. Quindi nel matrimonio è “la mamma che fa”. E il papà non fa niente? Certo che no, qualcosa fa anche lui: si occupa del portafoglio. E infatti il patrimonio, cioè l’ “insieme dei beni” posseduti da una persona, una famiglia o un’organizzazione più grande (come lo Stato), deriva proprio dall’unione delle parole latine pater“padre”, e monere. Chi ha scelto queste parole forse si è basato su alcune dicerie secondo cui il papà, in casa, rischia di sfasciare un matrimonio… mentre una mamma che va a fare shopping spenderà… un patrimonio! Fortunatamente, oggi le cose non sono più così e esistono mamme perfette amministratrici dell’economia domestica e papà casalinghi provetti!
> MINISTRO
Dove abbiamo già sentito questa parola? Ah, certo, al telegiornale. Abbiamo probabilmente ascoltato qualche dichiarazione del primo ministro o del ministro di qualche cosa. Verrebbe da dire: “Sono questioni politiche, di cui si occupano loro che comandano”. Ma loro, i ministri, non sono i padroni, tutt’altro: la parola ministro deriva infatti dal latino minus, che vuol dire “meno”, e da –ter, un pezzo di parola che indica che c’è un paragone tra due opposti. Quindi il ministro è “il meno tra i due”: potremmo dire che è “il subordinato” o, meglio ancora, “il servitore, l’aiutante”. Al contrario, il maestro, che deriva dal latino magister, composto da magis“più”, e dalla stessa parolina –ter, significa “il più tra i due”. Il migliore ministro, allora, è chi riesce a essere …maestro nel servire il popolo!
> SALARIO
Il sogno di tante mamme è vedere i propri figli con un lavoro fisso e un salario assicurato. Ma cosa direbbero se al posto di un congruo compenso in denaro a fine mese venissero ripagati… con un sacco pieno di sale? È quello che capitava ai figli delle mamme degli antichi romani: il salario era, al tempo dei latini, la razione di sale per nutrirsi con cui venivano stipendiati magistrati e militari. La parola salario deriva infatti dal latino sal, cioè “sale”, poiché, invece del denaro, gli impiegati statali ricevevano sacchi di sale, oltre a porzioni di vino, grano e olio. Negli anni, poi, il salario corrispose ai soldi necessari per comprarselo da soli il sale, fino a diventare soltanto più la paga, cioè la retribuzione economica del lavoro. E pensare che oggi si lavora per “guadagnarsi la pagnotta”!
> SMOG
C’era una volta un antipatico signore inglese, vestito con abiti grigi e polverosi, che non smetteva mai di fumare. Fin dalla prima colazione, aveva già una sigaretta accesa in bocca. Spento il mozzicone ricominciava subito con un sigaro; e dopo il sigaro c’era la pipa. Un’autentica ciminiera, che ingrigiva il cielo delle città e rendeva l’aria irrespirabile. Tutto intorno a lui diventava sporco e la gente, ormai stufa, cominciò a chiamarlo Mister Smog, cioè signor “nebbia di fumo”. Il termine smog, infatti, è l’intreccio di due parole inglesi: smoke, cioè “fumo”, e fog“nebbia”. Purtroppo, sono ormai molti gli abitanti delle grandi città del mondo a cui tocca convivere con tanti altri signori “nebbia di fumo”…
> STRESS
Ci fa un po’ di compassione questa parola. È stata così spesso utilizzata che si è quasi del tutto consumata. L’hanno usata le persone annoiate, quelle stanche e anche quelle nervose. Tutti l’hanno presa, tirata e strizzata come uno straccio. E alla fine la parola stress si è “esaurita”, è diventata “tesa e nervosa”, proprio come il suo significato di oggi. Invece, nella sua lingua d’origine, l’inglese, stresssignifica “sforzo, spinta”. E, se facciamo uno sforzo anche noi, scopriamo che ha la stessa radice del verbo italiano strizzare che proviene dal latino stringere, cioè “afferrare, impugnare”. Perciò, la prossima volta che vi sentite annoiati, stanchi o nervosi, ricordatevi del vero significato dello stress e invece di esaurirvi, sforzatevi di prendere in pugno la situazione e spingete via la causa… sperando che non sia la lettura di queste parole!
> UOMO
Che si tratti dell’uomo delle caverne o dell’uomo della strada, dell’uomo di fiducia, di quello d’affari o di quello di fatica, sapreste dire in generale di che pasta è fatto l’uomo? Non lo sapete? Allora ve lo diciamo noi: l’uomo è fatto di terra! E già: e ce lo suggerisce, un po’ a bassa voce di modo che non tutti sentano, la parola stessa. All’origine del termine “uomo” troviamo infatti il latino, che vuol dire appunto “terra”. L’origine umana, dunque, è terrestre, cioè “della terra”, al contrario di quella degli dei, che sono “celesti”, cioè “del cielo”. Quindi l’uomo è nato dalla terra proprio come una piantina, ma le sue radici a un certo punto si sono trasformate in gambe. Può darsi che questa spiegazione non piacerà troppo agli uomini tutto muscoli: loro credono di avere braccia d’acciaio!
> YOGA
Silenzio, parliamo sotto voce. Rispettiamo le usanze dei praticanti di yoga, che con questa disciplina mirano a “unirsi alla divinità”. La parola yoga deriva dal sanscrito, la lingua dell’antica India, e significa appunto “unione”, provenendo dal verbo yunákti, cioè “congiungere”. Un’unione diversa, non con il divino, ma con lo stomaco, la consente invece lo yogurt, che in turco significa “latte cagliato”, dal verbo yoğur“impastare”. Anche gli antichi latini avevano una parola per unire: è il verbo iungere che voleva dire “mettere al giogo”, cioè unire insieme i buoi con uno strumento di legno, il giogo, allo scopo di farli lavorare insieme nei campi. In effetti, alcune posizioni dello yoga richiedono al nostro corpo una elasticità che forse ci fa sentire chiusi in un giogo. Come dire: quando il giogo si fa duro, lo yogurt è meglio dello yoga…