“CON NESSUN SUCCESSO DI PUBBLICO”

“I concorsi pubblici sono tutti truccati!”, grida a un uditorio che non lo ascolta Adolfo Broglio, attivista moderato del Nordovest. Tanti anni fa è stato assessore al Verde pubblico della città. Da allora ha riscosso un discreto credito presso alcune testate giornalistiche locali che a eventi alterni gli concedono una ribalta sulle pagine di attualità politica.

Dopo aver regolarmente richiesto e ottenuto il permesso per l’occupazione del suolo pubblico, si è sistemato sul marciapiede con uno sgabello e un tavolino pieghevole. Ha indossato un cartellone con su scritto a grandi lettere “Comitato per la trasparenza”. Sul piccolo tavolo di legno ha appoggiato due file di volantini gialli, sui quali campeggia la scritta obliqua “BASTA IMBROGLI! Aderisci alla Lista Broglio”.

I politici locali lo chiamano “onorevole Broglio”. Si tratta di un appellativo sarcastico, dal momento che non è mai stato eletto in Parlamento. Dopo l’esperienza in assessorato, che risale a oltre dieci anni fa, si è iscritto al partito cattolico-ambientalista “La luce perpetua”,  nel quale ha fatto una certa carriera. Purtroppo per lui, però, non è stato più eletto. A voler essere pignoli, Broglio non è mai stato neppure candidato. Anche nell’unica sua apparizione al governo locale lo chiamarono come “tecnico” a sostituire il dimissionario assessore Pollini, accusato di peculato.

Raramente la politica che conta qui in città si è preoccupata delle iniziative di Broglio. Lo ritengono del tutto innocuo. Nel corso degli anni è stato protagonista di manifestazioni provocatorie come la scalata dell’edificio in cui ha sede l’azienda elettrica territoriale. Si fece riprendere dagli operatori delle tv locali presenti – pagati dallo stesso Broglio, si seppe in seguito – mentre vestito soltanto di slip si arrampicava lungo la grondaia verso il primo piano del palazzo. Sulla schiena si era fatto scrivere “Siamo in mutande!”.

In un’altra occasione, invase il campo di pallone durante una partita in cui la squadra di calcio cittadina stava giocando i tempi supplementari dello spareggio per salvare una stagione sportiva deludente. Perdendo quella partita, come effettivamente accadde, sarebbe retrocessa dalla serie C2 alla serie D. Ciò che Broglio non aveva previsto, correndo da un’area all’altra con una bandiera bianca arrecante lo slogan “NO Co2!” fu che i tifosi attribuirono a lui la causa della sconfitta, ritenendolo responsabile di iettatura. I giornali scrissero che il gruppo di supporters organizzati malinterpretarono il suo messaggio credendo che inneggiasse al rifiuto della categoria, la serie C2 appunto.

Dal suo trespolo sul marciapiede, Adolfo Broglio tenta di richiamare l’attenzione dei passanti, di fronte alla Circoscrizione comunale di un quartiere di periferia. Tentativi piuttosto vani, a dir la verità, perché la sua voce arrochita da anni di lotte sociali senza vittorie si perde tra le folate di vento gelido dell’inverno prealpino.

Ma non tutto il suo eloquio è perduto perché tra i giornalisti che un po’ per curiosità continuano a dar retta al battagliero Broglio c’è anche Sergio Gasparetti, titolare unico di un canale televisivo satellitare. Gasparetti sta per qualche istante ad ascoltare le parole al vento di Broglio, poi lo avvicina per proporgli questa inaspettata occasione: “Adolfo, stasera vuoi venire in trasmissione per il ‘Messaggio all’umanità’? Dovresti portare il ‘Broglio pensiero’, andrai sul canale digitale e anche in streaming su Internet!”.

Broglio esita un momento, forse sorpreso per la proposta oppure infastidito per l’interruzione. Si guarda attorno, registrando che nessuno, nel via vai di gente intorno alla Circoscrizione, si è fermato a raccogliere i suoi messaggi.

“Sì, certo che vengo, grazie Sergio”, fa allora stringendo con le due mani l’avambraccio di Gasparetti.

Arriva quindi la prima serata televisiva, poco importa se si tratta di uno dei numerosissimi canali disponibili sul satellite, Broglio ha finalmente la possibilità di far sentire il suo punto di vista sull’attualità.

La trasmissione, condotta da Gasparetti, inizia. Ed ecco che il presentatore introduce Adolfo Broglio, lasciandogli la parola per il suo “Messaggio all’umanità”.

Il militante, che sul maglione di lana pesante ha indossato per la ripresa video una giacca a coste di velluto, comincia così: “Quasi tutti abbiamo voglia di mare pulito, di aria fresca e tersa, di pulizia per le strade, di spiagge senza rifiuti e cicche. Insomma, mi sorge una domanda: ma se quasi tutti desideriamo le stesse cose, perché non ci accadono? Perché la realtà è così diversa da quanto quasi tutti diciamo di volere? I conti non tornano. E allora la mia spiegazione è che i ‘quasi’ sono più forti di noi. Oppure noi siamo troppo deboli e ci impegniamo poco per difendere quello che vorremmo. Deleghiamo a quei ‘quasi’ ciò che vogliamo per la nostra serenità”.

Broglio in primissimo piano, con gli occhiali sporchi e i denti ingialliti dalla rabbia, continua: “Sapete cosa penso? Che ci arrendiamo con troppa facilità. Ci rassegniamo davanti a quelli che svuotano i portacicche delle auto a bordo strada. Invece dovremmo fermarci e parlare con questa gente che magari è semplicemente poco educata a sentirsi civile”.

Il tenore del discorso di Broglio si mantiene equilibrato per altri minuti, insistendo su alcuni principi universali, tra cui ricevono ripetute menzioni la convivenza sociale e le regole che ne conseguono.

Sembra a suo agio davanti alla telecamera. Ogni tanto, quando prende fiato, si passa una mano tra le increspature dei capelli che danno sul biondo. Parla calmo, come fosse all’ultima apparizione pubblica, come agisse nell’estremo tentativo di richiamare l’attenzione. Un conclusivo e definitivo appello all’umanità.

Corruga la fronte accompagnando alcuni passaggi, come quando parla di imprenditoria e ricerca ossessiva del profitto infinito: “C’è chi fa di tutto per conficcare il proprio marchio nella pietra, per diventare con la propria azienda immortale ed eterno. Ma la salvezza viene da imprese flessibili e temporanee. Perché soltanto così le persone, che sono mortali, possono tornare a essere più importanti delle strutture che costruiscono”.

Broglio adesso fa una pausa. Resta qualche istante in silenzio, abbassa lo sguardo, la regia stacca dal primissimo piano al campo medio. Adolfo Broglio sposta alcuni fogli, come alla ricerca di qualcosa di conclusivo. A questo punto, Sergio Gasparetti interrompe cortese: “Oh, bene, ne approfitto onorevole”, così ringrazia Broglio, “grazie per queste riflessioni interessanti”, da collaudato conduttore quale è, e chiude la trasmissione, ricordando “l’appuntamento alla prossima puntata, domani sera alla stessa ora”.

[ © Alberto Robiati – Tutti i diritti riservati ]